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Chi poteva immaginare che in Italia avremmo avuto un virus chiamato con il nome di un personaggio del fumetto di Asterix del 2017 “Asterix e la corsa d’Italia”?

Fino a poco tempo fa pochi di noi avevano sentito questo nome. Ora, in tutto il mondo, questo virus è sulla bocca di tutti. Anche il Primo Ministro Giuseppe Conte ha ammesso: “Dopo il coronavirus nulla sarà più come prima”. È naturale temere di esserne contagiati. Coronavirus non bada al ceto, all’età o alle qualifiche individuali: può contagiare ricchi e poveri, giovani e meno giovani, VIP o sconosciuti, i giramondo o i più sedentari.

La vita è cambiata radicalmente per tutte le nazioni nel mondo e per ognuno di noi. Le cose che abbiamo dato per scontate – la libertà di viaggiare e di incontrarci, l’accesso ai beni di prima necessità e la speranza di una lunga vita – ora sono in pericolo. Guerre, epidemie, pestilenze e malattie ci sembravano così lontane da noi, ma adesso è come se questo nemico invisibile fosse un agente segreto che mette sottosopra la nostra sicurezza e le nostre vite. Preferiamo di gran lunga la nostra routine, persino la monotonia, piuttosto di vedere la nostra vita sconvolta da un virus microscopico.

C’è reale preoccupazione per l’impatto economico che questa epidemia avrà sul lavoro e gli affari di milioni di persone. Quando vediamo crollare tutto intorno a noi, o temiamo per il nostro futuro, possiamo ancora trovare speranza e sicurezza, ma non in noi stessi o nelle circostanze.

Per anni ci è stato inculcato il concetto che solo i più forti sopravvivono e l’orribile idea che le epidemie sono opera di una “Madre Terra” che assottiglia i ranghi. Ma non è così. La vita non si riduce alla selezione naturale derivata da fattori del DNA; la vita è molto preziosa. Sappiamo tutti che la vita è molto preziosa. La Bibbia insegna in modo meraviglioso che Dio sa come prendersi cura di noi. L’Apostolo Pietro, discepolo di Gesù, scrivendo ai cristiani in difficoltà esortò: “Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”.

Naturalmente vogliamo, e dobbiamo, agire responsabilmente. Il buon senso ci invita a seguire i consigli del Governo, di lavarsi le mani spesso, di mantenere una certa distanza gli uni dagli altri per arginare possibili infezioni e di isolarsi, se necessario. Ma è davvero sufficiente?

AFFILARE I NOSTRI ATTREZZI
Alla domanda: “Cosa fai quando c’è una tempesta?” un contadino rispose: “Vado al riparo e affilo i miei attrezzi!” Ogni tanto questa è una buona cosa da fare.

Se ci dobbiamo isolare, forse possiamo riscoprire la gioia di vivere mentre ci prendiamo del tempo per leggere, e non solo per guardare; tempo per imparare di nuovo ad apprezzare e a pensare agli altri; forse scopriamo che a scoprire che le nostre attività frenetiche non sono tutto nella vita. Facciamo un bilancio e torniamo a dare spazio alla riflessione personale e ad apprezzare il tempo speso in modo diverso.

Naturalmente, ciò che più temiamo non è il virus, ma la morte stessa. Benjamin Franklin dichiarò che non c’è nulla di certo, tranne la morte e le tasse. La Bibbia va oltre, affermando: “È stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio”. Il pensiero di dover rendere conto di tutto ciò che abbiamo detto e fatto al Dio che ci ha dato la vita – e sa davvero tutto di noi – dovrebbe risvegliarci.

Alcuni si chiedono se il Coronavirus sia opera di Dio. Ci sta forse punendo? Quando Dio mandò le piaghe sugli Egiziani al tempo di Mosè, i maghi del faraone dissero: “Questo è il dito di Dio”. Di sicuro si tratta di un invito per le nazioni e gli individui a pentirsi di aver voltato le spalle a Dio e ai suoi comandamenti, e a spingerci a rivolgerci a lui per ricevere perdono e aiuto in questo momento di bisogno: questo significa “affilare gli attrezzi”.

Per decenni abbiamo calpestato il modello di vita che Dio ci ha dato, ignorato i suoi comandamenti e vissuto come se Dio non esistesse, o abbiamo cambiato le sue leggi assoggettandole ai nostri capricci. Nonostante questo, il Dio d’amore ci manda dei richiami per riportarci sulla sua strada. Dio non ci ha dimenticati. Ci ama, anche se il nostro peccato lo ripugna. L’amore umano è capace di grandi cose, ma l’amore di Dio è molto più profondo, più elevato e intenso. Forse dovremmo prendere il Coronavirus come un avvertimento amorevole verso un mondo ribelle.

Non è ancora stata trovata una cura per il Coronavirus, ma esiste una cura per i nostri mali. Dio non intende abbandonarci alla disperazione. Non sappiamo quando il virus si placherà, ma possiamo trovare pace nel mezzo delle nostre difficoltà.

Gesù ha guarito i malati, ha risuscitato i morti, ha calmato le tempeste, ha nutrito gli affamati, ha scacciato demòni, ha curato i lebbrosi, ma la sua opera più grande è stata morire al posto nostro. Quando fu crocifisso, prese su di sé i nostri più grandi nemici: il peccato e la morte. Soffrì scontando la pena per il male da noi commesso e di cui siamo colpevoli. Il nostro peccato è stato riversato su di lui affinché per fede ricevessimo la salvezza e potessimo chiamare Dio nostro Padre.

“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui”.
2 Corinzi 5:21

NON TEMERE
Gesù ha sconfitto la morte risorgendo tre giorni dopo. Egli vive e ti dice: “Non temere”. Con Dio non c’è bisogno di presentazioni: lui sa tutto di te. Chiedigli di essere il tuo Signore e Salvatore, un Amico eterno; lui promette di accompagnarti nella vita, nella morte e verso l’eternità con sé. Chi crede in Cristo non teme la morte, né il giudizio o la condanna di Dio. Il Cielo non è una ricompensa per chi ha fatto del bene, ma un dono che Gesù ha acquistato a prezzo della propria vita e che è offerto a chiunque lo accoglie nel proprio cuore. Siamo consci dei pericoli intorno a noi, ma possiamo avere la certezza che Dio sarà con noi lungo tutto il cammino. Quando abbiamo paura, la Bibbia ci incoraggia a confidare nel Signore.

Secoli fa il profeta Geremia vide il suo paese e la sua città distrutti, il tempio ridotto in cenere, la sua gente che moriva di fame e la morte che lo fissava dalle strade e dalle case che un tempo aveva frequentato. Eppure, nell’oscurità e nella distruzione, disse: “Le compassioni del SIGNORE non sono esaurite, si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà! ‘Il SIGNORE è la mia parte’, io dico, ‘perciò spererò in lui’. Il SIGNORE è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del SIGNORE” (Lamentazioni 3:22-26).